martedì 4 novembre 2014

Agostino Santoni, ad di Cisco Italia, spiega con ottimismo perché il nostro Paese può colmare in fretta il gap tecnologico. «Expo 2015 sarà il laboratorio per le smart city. E l’Italia, con la sua manifattura, può guidare la corsa all’internet delle cose»

Sposare la rivoluzione digitale, darle fiato e slancio, e poi raccogliere benefici in termini di posti di lavoro, crescita economica, sviluppo sociale. Guidare il cambiamento, mettersi a costruire città intelligenti e godersi l’internet of everything , i sensori e gli oggetti intelligenti destinati a cambiare – di nuovo – tutto quanto. Ad attendere l’Italia dietro l’angolo c’è una sfilza di obiettivi, tutti cruciali, molti lasciati spesso in disparte. «Ma c’è una buona notizia: il nostro ritardo storico si può recuperare in fretta. Basta volerlo davvero». A dirlo e a crederci è Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, intervistato per il ventesimo compleanno del colosso americano delle reti nel nostro Paese.
 
Un ritmo diverso 
Con un fatturato globale da 48,6 miliardi di dollari, Cisco è specializzata nell’affiancare aziende, città, pubbliche amministrazioni nel passaggio a processi digitali efficienti e moderni. È questo il suo ruolo anche in Italia, dove è presente con 700 dipendenti, divisi tra la sede principale di Vimercate – in provincia di Milano – e quelle a Roma, Torino e Padova. «Il momento per cambiare passo è oggi», conferma Santoni. «Il gap italiano, in termini di banda larga e non solo, si può colmare in fretta. Per una ragione concreta: le nuove tecnologie digitali hanno nel loro DNA un ritmo diverso. Si possono applicare in poche settimane, ma permettono un salto nel futuro di 15 anni». 
 
Smart city modello Expo 
Il momento e il luogo simbolo da cui partire sono Milano e l’appuntamento – da maggio a novembre – con Expo 2015, di cui Cisco è partner tecnologico. «Costruiremo intorno ai padiglioni l’esperienza completa di una smart city e di quanto il digitale ha da offrire», rivela Santoni. «A differenza di quella di Shanghai, l’Expo di Milano sarà un laboratorio fortemente legato allo sviluppo tecnologico. Noi costruiremo una sorta di sistema nervoso digitale dell’esposizione. Un sistema intelligente che si vedrà nei biglietti digitali e nel percorso virtuale tra i padiglioni, nella connessione wifi veloce e funzionante, nella gestione dei rifiuti, in tanti altri dettagli decisivi. Sarà una palestra per mostrare quello che si può fare in questo campo. E poi applicarlo su tutta Milano e nelle altre città italiane».
 
“L’Italia può guidare l’internet delle cose” 
Oltre e insieme a quello delle città intelligenti, c’è un altro grande fronte in cima alle priorità dell’ad di Cisco: l’internet of everything. «Ci vedo la più grande trasformazione da quando è nata l’industria delle telecomunicazioni. E un’opportunità gigantesca per un Paese come il nostro: l’Italia, che è la seconda manifattura europea e crea ancora prodotti fisici, può davvero aprire la strada. L’internet delle cose è dare voce digitale a quei prodotti, usare sensori per rivoluzionare – in meglio – sia l’esperienza dell’utente che i processi aziendali. Ma qui la cosa decisiva è che alla tecnologia deve corrispondere l’offerta di servizi. Accelerare su banda larga e reti intelligenti è importante. Ma serve anche la visione per immaginare modi innovativi e utili di sfruttarle».
 
Un nuovo modo di lavorare 
L’impatto del digitale si può vedere su scala globale, nazionale o su misura per una città. Ma è una sfida che riguarda prima di tutto le singole aziende.
Continua su http://www.lastampa.it/2014/11/03/tecnologia/reti-servizi-cultura-ecco-la-formula-per-recuperare-il-ritardo-digitale-5GVtBctTohGbuOKf5fMqxJ/pagina.html




Nessun commento:

Posta un commento

Nota. Solo i membri di questo blog possono postare un commento.