domenica 30 novembre 2014

Il mercato miliardario dell'internet of things è in fase di pieno sviluppo, e con esso l'indotto derivante dall'evoluzione dell'industry 4.0 pronto al suo pieno avvio anche in Italia

La Internet of Things è pronta al decollo: se il 2013 è stato un anno di passaggio, con una crescita delle applicazioni più consolidate (dalla Connected car ai primi progetti di Smart city), nei prossimi anni nuove aree saranno conquistate dal paradigma dell'IoT portando più servizi, creando opportunità di business per i fornitori di tecnologie (sensori, servizi, piattaforme, analytics) e ponendo una sfida alle reti mobili che dovranno far fronte a un traffico dati senza precedenti. "In Italia c'è un diffuso interesse per lo sviluppo di servizi legati a smart device, per la capacità di generare valore dai dati, dall'automazione alla gestione delle transazioni", sottolinea Massimo Morielli, Managing Director di Accenture Digital. Con una spinta: "Iniziative come ilDigital Ecosystem EO15 per l'Expo di Milano, che mirano alla creazione di un ecosistema digitale in grado di rendere accessibili servizi esposti dalle amministrazioni pubbliche, fondamentali per lo sviluppo delle Smart City, rappresentano uno dei più promettenti ambiti di diffusione dell'IoT".
Che l'Italia stia premendo sull'acceleratore viene dimostrato anche dall'ultimo report di Idc. A livello globale, il mercato associato all’Internet delle cose crescerà dai 1.900 miliardi di dollari del 2013 ai 4.600 miliardi del 2018, con un Cagr del 19%, e la base installata dei sensori crescerà da 9 miliardi di unità a 22 miliardi. Ma l'Europa occidentale cresce con tassi superiori alla media mondiale e l'Italia avanza un po' più velocemente rispetto ai principali Paesi europei, grazie alla forte domanda di soluzioni orientate all’efficienza, al recupero di competitività del sistema produttivo e alla salvaguardia dell’ambiente, come sottolinea Daniela Rao, Tlc Research & Consulting Director di Idc Italia. "Le imprese hanno compreso il potenziale in termini di recupero di efficienza dell'IoT, i consumatori sono attratti dalle nuove applicazioni che semplificano la vita e offrono spunti per diveritirsi, informarsi, spostarsi e gestire la salute e gli economics". In Italia si prevedono 7 milioni di Sim M2M a fine 2014: "Finalmente, dopo un lungo periodo di incubazione, affrontiamo la fase di sviluppo", osserva la Rao. "Le aspettative degli anni passati non si sono ancora realizzate, ma ora sono sempre di più i player che hanno compreso il potenziale di mercato dell'M2M e dei suoi ambiti applicativi".
Tra questi, in Italia primeggiano le applicazioni per le Connected car, insieme a quelle per Asset & Fleet Management, per il monitoraggio di veicoli, apparecchi e impianti tecnologici, sia per aziende private che in ambito Smart city. A spingere l'adozione, secondo Idc, sono soprattutto le grandi aziende, ma non va sottovalutato l'apporto di maker e start-up da cui, secondo un'altra società di ricerche, Gartner, arriverà il 50% delle soluzioni IoT fino al 2017. Soluzioni di nicchia, che risolvono piccoli problemi quotidiani e hanno una forte utilità concreta percepita. La sfida per le grandi aziende sarà guardare all'innovazione nell'ambito di maker e innovatori e portarla nelle loro organizzazioni, con acquisizioni o alleanze. "I processi di sviluppo all'interno delle grandi imprese possono essere lenti e pesanti, mentre maker e start-up corrono in avanti", sottolinea Pete Basiliere, research vice president di Gartner. "Non solo spingeranno l'adozione consumer ed enterprise ma anche la creazione di soluzioni creative che le grandi imprese non vedono: sarà un'Internet of Very Different Things".
Ma perché quest'Internet delle "tante cose diverse" diventi realtà in Italia manca un elemento chiave, secondo Raffaele Giaffreda, IoT Research Head di Create-Net: "La volontà politica centrale di investire e realizzare progetti su scala nazionale". Un altro ostacolo è che non tutte le aziende italiane, specialmente le pmi, sono pronte con un'offerta IoT, che richiede una vision di lungo periodo. Infine, c'è il nodo delle reti: "L'IoT può sovraccaricare le reti di accesso cellulare perché i sensori e gli oggetti la usano in modo inefficiente", nota Giaffreda. "La rete cellulare così come esiste oggi è stata progettata per comunicazioni tra persone, non tra macchine: occorrerà mettere a punto protocolli di comunicazioni più orientati all'M2M". Un'evoluzione è da prevedere anche nelle regole che governeranno le questioni di sicurezza e privacy: "La direzione verso cui si sta lavorando è quella della trasparenza", nota Giaffreda: "informare l'utente sull'utilizzo e trattamento dei suoi dati, chiedendo sempre prima il suo consenso".
Il settore metalmeccanico uno dei più colpiti dalla crisi ma pronto per ripartire. "Per un Rinascimento industiale" Senza il settore metalmeccanico non ci può essere ripresa economica. E’ partita da questa certezza l’indagine congiunturale trimestrale sull’industria metalmeccanica, una voce che in tutta Italia contribuisce per l’8% alla formazione del Prodotto Interno Lordo fatturando circa 400 miliardi di euro. In provincia di Alessandria questo comparto contra circa 12 mila addetti e rappresenta circa il 35% del fatturato di tutto il settore manifatturiero. Anche per il distretto metalmeccanico spartiacque la crisi del 2009 è stata uno spartiacque: da allora nel nostro territorio la produzione ha arrancato rispetto alla media generale, nell’ultimo trimestre è stata registrata l’interruzione della crescita degli ordini, trainati però dalla richiesta dall’estero. Emblematici i dati sulla cassa integrazione in provincia: da gennaio a settembre 2014, ad esempio, l’incidenza della cassa ordinaria è superiore proprio nel settore meccanico rispetto al dato complessivo. Un aumento ancora maggiore per la cassa straordinaria, nel 2014 addirittura superiore a quella ordinaria. In provincia il 30% delle aziende del settore ha fatto richiesta di questi ammortizzatori sociali. “Molte aziende metalmeccaniche hanno poi fatto ricorso ai contratti di solidarietà per salvaguardare le professionalità interne” ha sottolineato il direttore di Confindustria Alessandria, Fabrizio Riva. 
"Dobbiamo lavorare su tre fattori di rilancio" ha dichiarato Riccardo Benso, presidente della Albasider Spa di Villalvernia "la domanda interna, che non deve essere ulteriormente depressa e anzi deve essere risollevata con maggiori investimenti; un mercato del lavoro efficiente ed inclusivo in un sistema che stimoli la partecipazione e la produttività; “Industry 4.0”, la nuova rivoluzione industriale, che trasformerà, nei prossimi anni, i nostri mercati, le nostre produzioni e le nostre aziende. Dobbiamo liberare l’impresa per il Rinascimento dell’industria che significa liberare la fiducia con nuove istituzioni e nuove regole, liberando le risorse per nuovi investimenti pubblici e privati, liberando l’ingegno verso la nuova industria 4.0, liberando il lavoro con un pensiero nuovo, libero da pregiudizi." 
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lunedì 24 novembre 2014

Voucher IT fino a 10mila euro per la digitalizzazione delle PMI

Pronti i Voucher IT fino a 10mila euro per la digitalizzazione delle PMI: il decreto attuativo è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, mentre per l’operatività resta solo da attendere il modulo di domanda. La norma di riferimento è l’articolo 6, comma 1 del decreto legge 145/2013 (Destinazione Italia), convertito con modificazioni dalla legge 9/2014. Il nuovo decreto ministeriale dello Sviluppo Economico stabilisce lo schema standard di bando e le regole operative per il bonus finalizzato ad acquistareSoftwareHardware e Servizi.

=> Voucher IT: ecco le regole per fare richiesta

Spese ammesse

L’azienda beneficiaria può dunque effettuare acquisti e investimenti in prodotti hardware e software, servizi di consulenza, soluzioni legate a infrastrutture digitali (banda larga e ultra-larga), percorsi di formazione del personale. Il contributo economico riservato alle PMI deve però essere destinato all’acquisto di prodotti o servizi con una delle seguenti finalità:
  • miglioramento dell’efficienza aziendale,
  • modernizzazione del lavoro tramite uso di strumenti tecnologici e forme di flessibilità (es.: telelavoro),
  • sviluppo di soluzioni di e-Commerce,
  • connettività a banda larga e ultralarga,
  • collegamento Internet con tecnologia satellitare, decoder e parabole nelle aree in condizioni geomorfologiche che non consentono l’accesso a reti terrestri,
  • formazione qualificata del personale nel campo ICT.

Domanda

La piccola o media impresa deve presentare istanza  di incentivo al Ministero dello Sviluppo Economico, che comunicherà con successivo provvedimento le date del periodo di prestazione. La misura è finanziata con 100 milioni di euro ripartiti fra le PMI richiedenti fino a esaurimento risorse. I Voucher saranno spendibili soltanto dopo l’erogazione del contributo (non si tratta dunque di un rimborso spese, ma di un vero e proprio “buono d’acquisto”).

Requisiti di ammissione

Per accedere all’agevolazione le PMI devono possedere determinati requisiti, elencati nell’articolo 5 del decreto ministeriale:
  • qualificarsi come micro, piccola o media impresa;
  • non rientrare nei settori esclusi dall’articolo 1 del Regolamento UE 1407/2013: pesca e acquacoltura, agricoltura, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli, esportazione;
  • avere sede in Italia ed essere iscritte al Registro delle Imprese;
  • non essere in stato di procedura concorsuale, fallimento, liquidazione anche volontaria, amministrazione controllata, concordato preventivo o in  qualsiasi altra situazione equivalente;
  • non aver ricevuto altri contributi pubblici per le spese oggetto della concessione dei Voucher;
  • non aver ricevuto aiuti sui quali pende un ordine di recupero.

sabato 22 novembre 2014

5 milioni di euro le risorse per supportare progetti transnazionali di innovazione industriale in tutti i campi applicativi delle biotecnologie.

Ammontano a 5 milioni di euro le risorse a valere sul fondo FCS (Fondo per la Crescita Sostenibile), per supportare progetti transnazionali di innovazione industriale in tutti i campi applicativi delle biotecnologie.

EuroTransBio (ETB) è una rete di agenzie nazionali che coordinano i loro sforzi per il lancio di inviti annuali a favore dello sviluppo di progetti nel settore delle moderne biotecnologie. La rete nasce come iniziativa ERA-NET nel 2004 ed è stata sostenuta dalla Commissione Europea dal 6PQ e dal 7PQ. Dal 2013, ETB opera autonomamente, vale a dire senza finanziamenti europei. La missione di ETB è favorire la competitività dell'industria biotecnologica europea sostenendo la ricerca delle PMI e dei loro partner strategici (grandi industrie, organizzazioni di ricerca / università pubbliche e private) . Di fatto ETB incoraggia la collaborazione internazionale tra partner europei e non europei. I paesi coinvolti nella rete sono: Austria Belgio, Finlandia ( Alsazia); Germania, Italia, Russia, Spagna (Paesi Baschi). ETB si concentra sul sostegno alle PMI attraverso il finanziamento di progetti transnazionali.

venerdì 21 novembre 2014

Per far crescere l'economia italiana è necessario investire in tecnologia: l'analisi di EMC

Senza tecnologia non c’è crescita: un’analisi di EMC
Le aziende italiane contattate da EMC affermano che la crescita del business è direttamente legata alla leva tecnologica

Nell’occasione del recente Forum milanese, EMC ha diffuso un’analisi sull’impatto dei nuovi trend tecnologici (cloud, mobile, social e Big Data) nella percezione delle aziende italiane.
decision maker italiani sono stati invitati a esprimersi nei confronti della tecnologia come leva per lo sviluppo di processi efficaci in grado di creare interazione e connessione con i propri clienti.
Secondo i dati dell’analisi, il 62% degli intervistati concorda sul fatto che la tecnologia sia un elemento chiave per la crescita del business . In questo contesto, il 74% del panel dichiara che all’interno delle proprie aziende c’è già la consapevolezza del ruolo dell’automazione all’interno del processo di sviluppo e il 50% afferma di fare leva sull’elemento tecnologico per trovare nuovi clienti.
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Nella ricerca si esprime fiducia nel fatto che la propria azienda disponga di competenze adeguate per portare avanti le priorità di business, Ma un rilevante 73% pensa che queste stesse competenze non riusciranno a tenere il passo dell’innovazione già nei prossimi 1-2 anni. Tuttavia i CIO affermano di aver già intrapreso progetti di sviluppo in ambito cloud, mobile, sociale e Big Data per velocizzare il business e migliorare l’efficienza (48%), creare nuovi prodotti e servizi (41%) e migliorare la customer experience (33%).
Nel commentare i dati dell’inchiesta Marco Fanizzi, Amministratore Delegato di EMC Italia, esprime la sua fiducia in una realtà italiana in cui “le aziende di qualsiasi settore stanno reinventando il proprio business model per gestire livelli di accesso e di interazione senza precedenti. L’Information Technology nelle aziende si sta finalmente trasformando da centro di costo a elemento chiave per il cambiamento e la competitività.”


Come potenziare l'industria italiana: Stampa 3D & 3D Scanning, Internet delle Cose, Social Manufacturing, Realtà Aumentata, Realtà Virtuale, Intelligenza Artificiale & Robotica, Nanotecnologie & Materiali avanzati

I ricercatori dell'Università degli Studi di Brescia, con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico e il supporto di Siemens Plm Software, hanno valutato la conoscenza e l'impiego reale di sette tecnologie digitali, in grado di modificare, in maniera sostanziale, processi/prodotti/modelli di business: Stampa 3D & 3D Scanning, Internet delle Cose, Social Manufacturing, Realtà Aumentata, Realtà Virtuale, Intelligenza Artificiale & Robotica, Nanotecnologie & Materiali avanzati. Secondo la ricerca “Digital Manufacturing - i numeri del cambiamento tra opportunità e minacce”, promossa dal Laboratorio sul Supply Chain & Service Management (Scsm) dell'Università degli Studi di Brescia, la maggioranza delle imprese italiane analizzate non sta utilizzando nessuna di queste tecnologie, solo il 35% delle aziende sta implementando (almeno) una delle tecnologie indagate. Scendendo nel dettaglio della ricerca emerge come la stampa 3D sia conosciuta da oltre il 70% delle realtà coinvolte, così come l'Internet delle Cose (IoT) è apparentemente nota ad oltre la metà dei soggetti. In realtà la comprensione è superficiale e ben lontana da una reale implementazione nei processi produttivi. Basti pensare che solo il 30% delle aziende dichiara di possedere una conoscenza approfondita della stampa 3D e solo il 5% conosce bene l'IoT. 
Le cose non vanno molto meglio per la altre tecnologie, praticamente sconosciute a circa il 70% delle aziende manifatturiere italiane. In valore peggiore, in particolare, è quello ottenuto dalle nanotecnologie, note solo al 15% dei soggetti intervistati. 

L’EUROPA FINANZIA PROGETTI CONGIUNTI TRA IMPRESA E RICERCA - 80 miliardi di euro nei prossimi sette anni destinati in parte anche alle piccole e medie imprese.

I fondi saranno gestiti direttamente da Bruxelles. L’idea è quella di sostenere insieme le industrie e la ricerca. La ricerca, perché non resti circoscritta in ambito accademico. Le industrie, perché aiutino a trarre dagli studi di ricerca dei benefici tangibili per i cittadini, con un risvolto economico e sociale. Verrà premiato chi innova su scala europea, portando sul mercato servizi nuovi, ma anche incrementando e migliorando quelli che già esistono”.
I settori tecnologici sono diversi: dall’ICT, all’aerospaziale, dall’agroindustria al manifatturiero avanzato, dall’energia all’automotive.
Ad essere finanziata non sarà soltanto la ricerca di base: conteranno i risultati concreti, commercializzabili, e dunque anche i programmi di prototipazione e le dimostrazioni su larga scala. È questo lo spazio in cui s’inseriscono il mondo industriale e i privati.
Saranno premiate le partnership tra aziende ed enti dell’Unione europea, il cosiddetto paternariato transnazionale. Ma fondamentale sarà anche la multidisciplinarietà, per cui  anche le piccole e medie imprese che, pur rimanendo nello Stato in cui hanno sede, riusciranno a coinvolgere altre piccole e medie imprese, oppure, appunto, università e enti di ricerca. E talvolta persino i piani di lavoro presentati singolarmente.
“In particolare con lo Strumento PMI, uno schema di finanziamento pensato espressamente per le piccole e medie imprese, Horizon 2020 finanzierà fino a 50 mila euro a progetto per effettuare, in 6 mesi, le analisi di mercato necessarie a redigere un business plan, prima della proposta di mercato vera e propria”, spiega Carbone.
In questo quadro le prospettive per il Trentino sono ottime: “Nel dialogo tra industria e accademia il Polo della Meccatronica ha ottime chance. I ricercatori che si distaccheranno in un’azienda percepiranno una borsa di studio che in alcuni casi supererà di oltre il 50% le borse nazionali”. E non è tutto: “Non mancano certo, in Trentino, le aziende innovative. A loro dico: ancoratevi a Trento Rise, Fondazione Bruno Kessler, Create-Net, oltre che all’università, e scrivete progetti insieme. Conviene ad entrambi”.
C’è un altro settore cruciale: quello dell’ICT. “Le aziende che in vari modi si occupano di tecnologia dell’informazione e della comunicazione – continua Carbone – hanno molte possibilità, perché l’ICT permea molti settori del bando. Tra le smart cities, ad esempio, parlando di energia; o ancora nell’ambito salute, sia per la telemedicina, sia per la cyber security; ma anche nella cultura e nel sociale”.
Tutti aspetti che, precisa Carbone, sono poco conosciuti. “Per questo l’Apre – conclude – ha istituito i punti di contatto nazionali dove reperire informazioni rispetto a un bando un po’ complesso, ma ricco di opportunità”. Ulteriori informazioni su Horizon 2020 si possono trovare sul sito dell’Agenzia, all’indirizzo www.apre.it.
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La tecnologia genererà nei prossimi anni 20 trilioni di dollari, industria e ricerca, Ict, apparecchi medicali e di imaging, manifattura avanzata e automazione, sensori e controlli, materiali e rivestimenti, microelettronica, “green” per l’ambiente, energie sostenibili, salute e benessere.

Ecco le 50 tecnologie del futuro: produrranno 20 trilioni di dollari
La tecnologia genera lavoro e opportunità: le tecnologie del futuro produrranno 20 trilioni di dollari. Questa la stima di Frost & Sullivan, secondo cui queste sono 50 e saranno presto delle vere miniere d’oro, in primis per chi avrà la fortuna di svilupparle. E chissà, forse, anche per chi ne usufruirà.

Tali tecnologie spaziano in molti settori dell’industria e della ricerca, tra cui Ict, apparecchi medicali e di imaging, manifattura avanzata e automazione, sensori e controlli, materiali e rivestimenti, microelettronica, “green” per l’ambiente, energie sostenibili, salute e benessere. E puntano tutte a centrare gli obbiettivi dell’Europa 2020. Cambieranno veramente la nostra vita?

Il lavoro analizza l’evoluzione delle industrie emergenti che hanno puntato molto sull’innovazione, rivolgendosi ad individui ed imprese con una visione futuristica, e analizza le industrie chiave con un potenziale di crescita nei mercati più estesi entro il 2020, indicando anche come questi settori avranno impatto su linee di prodotto e business esistenti. Lo studio ha poi preso in esame anche le principali opportunità e le possibili minacce.

“Si stima che il futuro sarà caratterizzato da mercati di trilioni di dollari che forniranno alle imprese nuovi canali e vie di crescita” si legge sull’introduzione. Stando all’analisi, la maggior parte delle industrie emergenti saranno fortemente guidate dalla tecnologia, soprattutto quelle legate a software e connettività, e diventeranno più pervasive nel percorso verso un mondo più intelligente e digitalizzato.

Le tecnologie identificate non saranno solo frutto di nuove idee, ma anche di innovativi “mix” di tecnologie esistenti. Esempi di “convergenza tecnologica” sono le infrastrutture oil & gas “self-healing” (o autoriparanti), risultato del “mix” tra elettronica flessibile e  rivestimenti superidrofobici.

Un posto di primo piano occupa poi la realtà aumentata, e in particolare le tecnologie indossabili, che, secondo precedenti stime, si attestano da sole su un mercato di quasi 24 milioni di dollari entro il 2019. Allo stesso modo la stampa 3D potrebbe inserirsi prepotentemente nel settore sanitario, come già visto in alcuni tentativi come le protesi dei mutilati e i trapianti di cranio.

Tutto questo scenario dovrebbe concretizzarsi tra il 2019 e il 2020.

http://www.nextme.it/societa/next-economy/8549-tecnologie-futuro-50

Investimenti Ue da 700 miliardi di euro per creare un mercato interconnesso di energia, trasporti e digitale

Il leader dei liberali Alde al Parlamento europeo, Guy Verhofstadt, ‘batte’ il Presidente Juncker e lancia il suo “piano europeo per gli investimenti e la ripresa” che sarebbe da ben 700 miliardi. Si tratta di una proposta lanciata oggi a Bruxelles che si basa su tre pilastri: la creazione di un “fondo Ue per gli investimenti” in grado di emettere bond, uno “stimolo fiscale” per le famiglie e le Pmi, ed infine “l’apertura del mercato europeo”. Secondo i liberali il piano da 300 miliardi annunciato dal presidente della Commissione Jean-Claude Juncker non è abbastanza per creare il “necessario dinamismo economico e rimane poco chiaro come -e se- i fondi siano spostati da una risorsa all’altra”, per cui Verhofstadt esorta l’esecutivo comunitario “a farsi avanti con una proposta ambiziosa per uscire  dalla crisi”.
Il piano Verhofstadt invece secondo l’Alde rappresenterebbe “uno schema che attrarrà investimenti consentendo di  colmare il gap da 700 miliardi che serve a creare un mercato interconnesso di energia, trasporti e digitale”. “Non intaccherà”, precisa il leader, “il patto di Stabilita poiché i progetti che saranno finanziati dai fondi europei riguarderanno solo i Paesi che hanno attuato le riforme strutturali e il cui bilancio ha ricevuto l’ok della Commissione”.
Il fondo dell’Ue per gli investimenti servirebbe “a stimolare una crescita della produttività a lungo termine e a mobilitare i risparmi  delle Pmi e delle famiglie”.  Il fondo dovrà stabilirsi “sotto l’egida della Banca europea degli investimenti e le sue competenze, con l’obbiettivo di chiudere il gap di investimenti di 700 miliardi”. Servirà anche  a investire in progetti nazionali o “pan-europei” che dovrebbero produrre un effetto domino per l’economia del Vecchio continente.
“Siccome ci  vorranno diversi mesi prima che il fondo per gli investimenti sia operativo”, l’altro pilastro della proposta liberale concerne  “misure più immediate”, come “ la riduzione su scala europea della burocrazia e delle imposte per famiglie e imprese”.  L’abbassamento delle tasse “sarà finanziato titoli e bond emessi dalla Bei”.
In ultimo, Verhofstadt insiste sull’apertura dei mercati per far ripartire l’economia dell’Unione. In particolare cita il completamento del mercato unico, soprattutto dell’energia e un’accelerazione di quello digitale. “Ci sarà una ragione”, ha dichiarato il politico belga, “se gli Usa pagano meno della metà rispetto a noi per il loro consumo energetico”, ed  è perché in Europa “non esiste ancora  un mercato interno, bensì 28 mercati differenti”. L’obbiettivo è quello di “aumentare la competizione in settore fortemente regolamentati” dove mancano gli investimenti, come quello della sanità e dell’educazione.

Le imprese della Provincia di Brescia possono accedere ad un fondo di 250 mila euro finalizzato al sostegno degli investimenti in innovazione tecnologica.

Contributi a sostegno dell’innovazione nelle imprese


Le imprese della Provincia di Brescia possono accedere ad un fondo di 250 mila euro finalizzato al sostegno degli investimenti in innovazione tecnologica.

La Camera di Commercio di Brescia ha stanziato un fondo di 250.000,00 euro da erogare alle imprese per favorire l’innovazione tecnologica. In particolare, si intende sostenere gli investimenti effettuati negli ambiti dell’eco-innovazione e dell’efficienza energetica, con l’adozione di soluzioni innovative in ambito aziendale. Sono destinatarie dei fondi le imprese operanti nei settori del commercio (all’ingrosso, al dettaglio in sede fissa, i pubblici esercizi) del turismo, dei servizi, e le imprese qualificate artigiane dei servizi (esclusa l'attività di produzione), che: abbiano un numero di dipendenti non superiore a 20, e, nel caso di imprese del turismo, non superiore a 40; siano piccole e micro imprese, anche in forma consorziata o associata, e s.m.i. In particolare, le imprese beneficiarie devono avere sede legale e/o unità operativa nella provincia di Brescia ed essere iscritte al Registro delle Imprese. 


Euro 50.000,00 Contributi per servizi di ricerca e innovazione tecnologica Provincia di Brescia

Contributi per servizi di ricerca e innovazione tecnologica
Assegnazione di incentivi alle imprese della Provincia di Brescia che realizzano investimenti per servizi di ricerca e innovazione tecnologica.

La Camera di Commercio di Brescia ha pubblicato un bando che prevede la concessione di incentivi alle imprese per servizi di ricerca e innovazione tecnologica. Le risorse disponibili per l’iniziativa ammontano ad euro 50.000,00. Le agevolazioni sono destinate alle micro, piccole e medie imprese, operanti in tutti i settori economici, con sede legale e/o operativa in provincia di Brescia. I contributi sono concessi per finanziare gli investimenti, realizzati dal 1° luglio 2014 al 28 febbraio 2015, finalizzati a sostenere i costi sostenuti presso Centri di ricerca (CRTT) accreditati, per le seguenti attività di consulenza: Attività di valutazione e analisi di prefattibilità Attività che include lo sviluppo di analisi e valutazioni di prefattibilità tecnico/scientifica di progetti di innovazione.

http://www.finanziamentinews.it/article/04057/contributi-servizi-ricerca-innovazione-tecnologica

L'Italia e l'industria 4.0: l'industria manifatturiera italiana è entrata nella quarta rivoluzione industriale - 22 novembre a Lecco un convegno sull'impiego dei sistemi cyber-fisici nei processi industriali


L'industria manifatturiera italiana è entrata nella quarta rivoluzione industriale. Se, in passato, erano stati l'introduzione del vapore e della produzione di massa a cambiare i paradigmi produttivi, negli ultimi anni la “terza rivoluzione industriale” è stata caratterizzata dall'impiego capillare delle tecnologie elettroniche. Anche queste ultime, però, sono ormai date per scontate e la nuova frontiera è legata all'impiego dei sistemi cyber-fisici, in cui convergono le moderne tecnologie dell'informazione e i classici processi industriali. 


La quarta rivoluzione è iniziata Una svolta ribattezzata 'Industry 4.0', nella quale domina l'Internet of Things (IoT - Internet degli oggetti), in cui si crea un collegamento univoco di oggetti fisici, identificabili tramite rappresentazione virtuale, in una struttura simile ad Internet. I singoli oggetti, compresi quelli industriali, diventano così fruitori e fornitori di informazioni, in quanto dialogano sempre più tra loro. Tutto questo comporta una crescita esponenziale dei dati, anche in ambito produttivo, che devono essere trattati ed elaborati per trasformarsi in informazioni davvero utili all'industria. Si tratta di un'autentica rivoluzione, in cui l'Ict, ma soprattutto le professionalità di settore, rivestono un ruolo determinante. Una svolta che gli ingegneri italiani, attraverso l'ordine professionale che li rappresenta, vogliono guidare, nella convinzione che servano professionalità, regole e standard condivisi. 


Un sabato nel segno dell'Industry 

Per questa ragione, in occasione dell'incontro tra i membri del Comitato Italiano degli Ingegneri dell’Informazione, è stato organizzato un convegno pubblico dal titolo. “Industry 4.0 - Gli ingegneri dell’informazione nell’industria”. L'appuntamento è per il 22 novembre a Lecco e sarà aperto da Gian Luca Sacco, direttore Marketing Centro e Sud Europa di Siemens Industry Software. Toccherà al manager della multinazionale tedesca, che è leader nell'ambito dell'automazione industriale, il compito di illustrare come l’informatica sta modificando il mondo industriale. Modifiche che non possono prescindere dalla definizione di standard condivisi, la cui evoluzione verrà illustrata da Domenico Squillace, presidente di Uninfo. Ma quale ruolo giocheranno gli ingegneri in questa trasformazione? A questa domanda risponderà Enrico Mariani, esperto del Consiglio Nazionale Ingegneri presso Uninfo. La partecipazione al convegno e al pranzo finale è gratuita, previa iscrizione, e dà diritto a 2 crediti formativi per gli iscritti all’Albo degli Ingegneri. 

Per informazioni e iscrizioni è possibile contattare direttamente la segreteria dell'Ordine degli Ingegneri segreteria@ordinglc.it 

Fonte: http://www.automazioneindustriale.com/articoli/0,1254,60_ART_11214,00.html

Investire nell'internet of things: un mercato miliardario nel suo pieno boom


Secondo i dati raccolti da eMarketer, l’internet delle cose varrà nel 2020 dai 2 ai 7 triliardi di dollari, con 50/80 miliardi di oggetti connessi esclusi computer, smarphone, tablet e televisori, che costituiranno comunque l’11% dei dispositivi in grado di comunicare.

Le implicazioni per il marketing saranno dirompenti: la disciplina è infatti sempre più basata sull'analisi dei dati e un mondo di oggetti connessi, in grado di raccogliere e comunicare dati, costituirà una gigantesca  opportunità di raccogliere informazioni sul comportamento dei consumatori, le performance dei prodotti, il modo in cui sono utilizzati.



È la prossima evoluzione del web e renderà gli oggetti, anche quelli di uso comune e quotidiano, “intelligenti”, in grado cioè di comunicare, ricevere e scambiare dati fra loro attraverso la rete e senza intervento umano, rivoluzionando il nostro modo di rapportarci alle cose e al mondo che ci circonda. Il fenomeno dell’internet delle cose (internet of things) è soltanto agli inizi, ma promette di divenire un business ultramiliardario con significative potenzialità per il mondo del marketing.

Con l'internet delle cose, per esempio, il frigorifero rileverà che è finito il latte e lo ordinerà al supermercato, la sveglia suonerà prima dell’ora stabilità se c’è traffico per strada, le scatole di medicinali avvertiranno quando è ora di prendere le compresse, i prodotti stoccati nei magazzini delle aziende comunicheranno la loro presenza e ubicazione in fase di inventario, le macchine industriali comunicheranno fra loro ottimizzando la produzione, i componenti intelligenti delle auto potranno autodiagnosticare i guasti… 

Gli ambiti di applicazione dell’internet delle cose verso cui i consumatori hanno maggiori aspettative riguardano in primis il mondo delle auto (che potrebbero anche “guidarsi” da sole), poi quello degli elettrodomestici, che renderebbero la casa attiva e intelligente senza bisogno dell’intervento umano. Altri ambiti in cui la connettività degli oggetti risulta interessante sono quelli nel campo sanitario, del monitoraggio di animali e bambini, dei dispositivi per il fitness, di giocattoli, occhiali e vestiti.


http://www.eventreport.it/stories/mercato/100089_linternet_delle_cose_avanza_un_mercato_miliardario_ad_alto_potenziale_per_il_marketing/


mercoledì 19 novembre 2014

Contributi per gli investimenti che promuovono l'innovazione delle imprese del Nord Sardegna: servizi ICT e banda larga, risparmio energetico, trasferimento e innovazione Tecnologica.


La Camera di Commercio di Sassari concede contributi in conto capitale alle imprese del Nord Sardegna per favorire gli investimenti innovativi, nell’ambito del progetto “R.E.I: Risparmio Energetico, Innovazione e Servizi Avanzati di IT nel Nord Sardegna”. Il bando è destinato a quindici PMI iscritte alla CCIAA sassarese, selezionate sulla base di una graduatoria elaborata dagli uffici camerali.

Contributi innovazione
Il progetto prevede tre linee di intervento:

Promozione Servizi ICT e banda Larga: collegamenti internet performanti, sviluppo o l’ implementazione di soluzioni tecnologiche per operare tramite il canale di vendita del commercio elettronico.
Risparmio Energetico: diagnosi (audit) energetiche.
Trasferimento Innovazione Tecnologica: servizi di collaudo, analisi tecniche, risultati della ricerca, prestazioni di assistenza e consulenza professionale, scientifica e tecnica attraverso check-up tecnologici, nascita e lo sviluppo di start-up innovative.
Ciascun contributo varia dai 3 mila ai 5 mila euro.


Come aderire
La domanda di partecipazione possono essere inviate tramite PEC all’indirizzo promozione@ss.legalmail.camcom.it dal 12 novembre al 12 dicembre 2014. Il bando è pubblicato sul sito della CCIAA di Sassari


http://www.pmi.it/economia/finanziamenti/news/88908/incentivi-innovazione-alle-pmi-nord-sardegna.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+PMI.it&utm_content=19-11-2014+incentivi-innovazione-alle-pmi-del-nord-sardegna

Agevolazioni (260 mln di euro) alle start-up innovative di tutta Italia e non solo del Mezzogiorno che prevedono contributi a fondo perduto per le nuove piccole imprese che avviano programmi di investimento a contenuto tecnologico



Al via il nuovo regime di aiuto Smart&Start che estende le agevolazioni alle start-up innovative di tutta Italia e non solo del Mezzogiorno. Si tratta del regime di aiuti che prevede contributi a fondo perduto per le nuove piccole imprese che avviano programmi di investimento a contenuto tecnologico del Mezzogiorno e, questa è una delle novità, finanziamenti a tasso zero per le start-up innovative del Centro-Nord. Oltre all’estensione geografica dell’agevolazione, vengono riviste anche le regole per accedere agli incentivi per le start-up innovative in termini di soggetti beneficiari.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale (la n. 264/2014) il decreto del Ministro dello Sviluppo Economico che dà il via al nuovo Smart&Start riscrivendo le regole del sistema gestito da Invitalia per il sostegno alle start-up innovative in tutta Italia. Si tratta del regime di aiuti che prevede contributi a fondo perduto per le nuove piccole imprese che avviano programmi di investimento a contenuto tecnologico del Mezzogiorno e, questa è una delle novità, finanziamenti a tasso zero per le start-up innovative del Centro-Nord. Oltre all’estensione geografica dell’agevolazione, vengono riviste anche le regole per accedere agli incentivi per le start-up innovative in termini di soggetti beneficiari.
Start-up innovative
Per accedere all’agevolazione prevista dal sistema “Smart&Start” è necessario essere una start-up innovativa iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese e costituita da non più di 4 anni. Possono chiedere il beneficio anche le persone fisiche che vogliono avviare una start-up innovativa. Start-up Mezzogiorno
Per le start-up innovative con sede in una delle Regioni Obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Campania e Sicilia) o nelle aree del cratere sismico Aquilano, sono previsti contributi a fondo perduto del 20%.

Resto d’Italia
Per le nuove imprese innovative del Centro-Nord vengono introdotti, tra i finanziamenti Smart&Start, agevolazioni sotto forma di finanziamento a tasso zero da restituire in 10 anni, a copertura fino al 70% dell’investimento totale, 80% se la start-up è costituita esclusivamente da donne o da giovani, oppure se al suo interno c’è almeno un dottore di ricerca italiano che sta lavorando all’estero e sceglie di rientrare in Italia.

Requisiti
Il decreto del Ministero ha innalzato anche il limite di costo ammissibile del progetto: da un minimo di 100mila euro a un massimo di 1,5 milioni (invece dei 500 mila euro precedenti).

Risorse
Il fondo ha come scopo primario quello di incentivare la nascita di start-up innovative e prevede uno stanziamento di 260 mln di euro, dei quali una parte proveniente da risorse non utilizzate del fondo Smart&Start 2013, 50 milioni a valere sul PON Ricerca e Competitività e 100 milioni sul PON Sviluppo Imprenditoriale. Un fondo specifico di 10 milioni di euro è destinato alla zona de L’Aquila.

Tutoring
Per le start-up costituite da non più di 12 mesi è prevista la possibilità di usufruire di tutoring tecnico-gestionale, con servizi altamente specialistici.

Scadenze
Le domande dovranno essere presentate esclusivamente online entro i termini che verranno indicati nella circolare ministeriale di prossima pubblicazione.

http://www.pmi.it/economia/finanziamenti/news/88864/via-smartstart-per-imprese-innovative.html?utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_campaign=Newsletter:+PMI.it&utm_content=19-11-2014+al-via-il-nuovo-smartstart-per-imprese-innovative

Cosa può consentire all'Italia di uscire dalla crisi economica? Le idee del direttore scientifico dell'Istituto italiano di tecnologia di Genova IIT

‪#‎progressotecnologico‬ ‪#‎Italia‬ ‪#‎ideeperlosviluppo‬
Cosa deve fare l'Italia per uscire dalla crisi?
L'Italia, se vuole rimanere nel novero dei paesi più sviluppati, deve puntare su settori ad alto valore aggiunto, con produzioni di alta qualità. In particolare, credo che l’Italia, per le sue competenze più distintive, dovrebbe puntare allo sviluppo di una manifattura high tech, alla ‪#‎robotica‬, all’‪#‎automazione‬, ai nuovi composti e alle ‪#‎nanotecnologie‬. E poi integrare queste tecnologie più capital intensive con i servizi dedicati: infrastrutture di rete (anch’esse richiedono ingenti investimenti), ‪#‎cloud‬, ‪#‎ICT‬. Altri settori in cui l’Italia deve puntare per una propria leadership sono l’agroalimentare high tech, le tecnologie per i beni culturali, trasporti avanzati, medicina e diagnostica avanzata, tutti settori in cui l’Italia è conosciuta nel mondo.
Quali sono le aree più calde della ricerca che guideranno le prossime rivoluzioni tecnologiche?
La robotica, l’‪#‎intelligenzaartificiale‬ e la salute, soprattutto con l’integrazione con le ‪#‎nanomedicine‬, sono le aree che stanno trainando maggiormente l’innovazione nelle tecnologie. A queste va aggiunta l’ulteriore sviluppo dell’information and communication technology, che rappresenta l’infrastruttura chiave da cui tutta la nuova generazione di tecnologie non può prescindere.  http://www.datamanager.it/2014/11/roberto-cingolani-futuro-hardware/

martedì 18 novembre 2014

Se l’Italia non vuole avere un ruolo da spettatore, dovrà abbracciare le sfide globali e permettere alla tecnologia di raggiungere il mercato. L’analisi dell’ambasciatore della Singularity University per l’Italia.

Il nostro Paese rischia a volte di trasformarsi in un luogo senza tempo, convinto che i paradigmi e le lezioni del passato continueranno sempre e comunque ad applicarsi anche al futuro. Purtroppo non è così. Viviamo in tempi che cambiano rapidissimamente, e sono necessari nuovi schemi interpretativi per vincere le sfide che ci si preparano innanzi.Non più di dieci anni fa ho ricevuto in regalo il mio primo telefonino. A quel tempo usavo ancora un email rudimentale e non avevo mai sentito nominare i social media. Il contrasto con la tecnologia di oggi è sbalorditivo: attraverso il mio smartphone posso dettare messaggi a un’intelligenza artificiale, che dalla nuvola (cloud) sta entrando rapidamente a far parte del mio quotidiano. In effetti, anche spegnendo il telefono, l’intelligenza artificiale continua a supervisionare e aiutare l’uomo nei compiti più svariati come ad esempio prevedere il tempo, scambiare azioni in borsa, predire le prossime epidemie o il traffico cittadino.Spostando l’attenzione dal mondo virtuale a quello reale, ci accorgiamo che anche i robot sono già parte del nostro quotidiano. Nel 2012 le vendite di robot aspirapolvere intelligenti hanno visto crescite a due cifre e con poche centinaia di euro è possibile acquistare un pezzo di futuro… o di passato. Sì, di passato, perché alla velocità con cui evolve la tecnologia oggi, un robot è obsoleto dopo pochi mesi e nei laboratori di ricerca nuovi robot sono già pronti, più performanti, rapidi, veloci ed economici.Secondo molti osservatori nel 2013 le macchine autonome saranno ancora più presenti nelle nostre vite: Time magazine di Febbraio ha identificato il 2013 come l’anno dei droni, che oggi sono utilizzati principalmente come strumento bellico, ma domani saranno utili anche in tempi di pace, per esempio per assistere persone che hanno avuto un incidente o per cercare i superstiti dopo una catastrofe. Un altro esempio di robot autonomi che presto arriveranno a contatto con le nostre vite sono le automobili che si guidano da sole. Di recente lo Stato del Nevada ha autorizzato la circolazione di autoveicoli autonomi, stabilendo un precedente e marcando, di fatto, un cambiamento storico.In ambito domestico già esistono in commercio robot dalle sembianze umane in grado di riconoscere oggetti e interagire vocalmente con noi. Esattamente come dal telefonino si è passati allo smartphone, dal riconoscimento vocale i robot passeranno a riconoscere i gesti e comprendere la situazione, e quindi saranno in grado di interagire con noi in maniera più naturale. Saranno in grado di leggere le nostre emozioni, le espressioni facciali e il tono della voce, evitando di disturbarci se siamo occupati, ma venendoci in aiuto se ne abbiamo bisogno.Sistemi robotici intelligenti susciteranno controversie che dovremo necessariamente affrontare in un prossimo futuro. Una questione di cui si dibatte già sono i sistemi robotici armati: per ora è sempre un uomo a premere il grilletto, ma quale grado di autonomia decisionale concederemo a un robot equipaggiato di missili? Oppure, se un robot mostra un certo livello di coscienza e comprensione dell’ambiente, è giusto garantirgli dei diritti e delle responsabilità? Se un robot è in grado di imparare, avrà diritto a un’educazione scolastica? Se un’auto robotica autonoma dovesse fare un incidente, chi sarebbe penalmente responsabile? Il costruttore? Il proprietario? Il robot?Un esperimento recente ha mostrato quanto sia difficile per un essere umano spegnere l’interruttore di un robot che mostri un livello d’intelligenza e comprensione simile al nostro, in altre parole ci affezioniamo facilmente a macchine che ci assomigliano. Dobbiamo porre dei limiti alla libera crescita dell’intelligenza artificiale o considerarla la nostra naturale discendente come sostiene Ray Kurzweil, fondatore di Singularity Univesity, recentemente approdato a Google per sviluppare robot intelligenti? Tutt’ad un tratto le leggi fondamentali della robotica enunciate da Isaac Asimov più di settant’anni fa non sono più così fantascientifiche.L’Italia è uno dei Paesi all’avanguardia nella robotica sperimentale. Abbiamo centri di ricerca che sfornano tecnologie eccezionali. Esempi ne sono iCub, il cucciolo robot che è stato sviluppato da un consorzio di cui fa parte anche l’Istituto italiano di tecnologia, l’Iit, di Genova, o l’auto autonoma sviluppata da Vislab a Parma, che fa concorrenza all’auto autonoma di Google. Spesso però si rischia di pensare che queste tecnologie siano destinate a rimanere tra le mura universitarie, e così accade che siano altri a sviluppare l’applicazione commerciale che porta la tecnologia a far parte delle nostre vite.Con amici e colleghi imprenditori, ricercatori e giornalisti abbiamo fondato Axelera (www.axelera.eu), un’associazione che mira a diffondere una chiara comprensione delle dinamiche e tecnologie esponenziali. Vogliamo aggregare, ispirare e favorire lo sviluppo di una nuova leadership che valorizzi il potenziale Italiano per affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Siamo convinti che in Italia non manchi né il talento né l’ottima tecnologia, bensì la comprensione dei tempi in cui viviamo, tempi esponenziali, tempi in cui la tecnologia evolve rapida e le startup tecnologiche ridefiniscono molti aspetti della vita e della società. Vogliamo dare il nostro contributo alla rinascita del Paese puntando su quel che abbiamo di meglio: le idee geniali, la creatività e il talento imprenditoriale nato dalla capacità di arrangiarsi con poche risorse. I robot entreranno rapidamente a far parte delle nostre vite. Saranno robot dal cuore italiano?Francesco Mosconi è vicepresidente Axelera.eu e ambasciatore di Singularity University per l’Italia.

http://www.formiche.net/2014/09/23/wall-parla-anche-italiano/

Fastweb finanzia idee innovative in tecnologia

A quattro mesi dal lancio di FAST UP, il programma che sostiene chi ha idee innovative di impresa e vuole realizzarle testandone le potenzialità di mercato attraverso lo strumento del crowdfundingFastweb ha annunciato il cofinanziamento dei primi sei progetti. L’operatore si è impegnata infatti a sostenere ogni mese i progetti che, tramite la piattaforma EPPELA, (http://www.eppela.com/), sono riusciti a raccogliere dalla rete il 50% del budget richiesto, cofinanziandone il restante 50%.
StartupFastweb è particolarmente orgogliosa di aver contribuito alla realizzazione delle prime idee scelte dalla rete” ha dichiarato Sergio Scalpelli, Direttore Relazioni Esterne e istituzionalidell’operatore. “Con FAST UP sosteniamo progetti che nascono dall’innovazione, dalla passione e dalla creatività, valori che sono alla base del nostro dna da sempre. Il successo riscontrato dai primi progetti dimostra, ancora una volta, che le moderne tecnologie e il mondo digitale possono essere davvero alla portata e al servizio di tutti”.
I progetti che hanno già ricevuto i primi finanziamenti sono BitBag, la linea di borse (e non solo) che unisce design e qualità, tecnologia di geolocalizzazione ed esperienza di Community; Ovumque, il kit domotico di design che collega a Internet e gestisce in modo integrato differenti oggetti domestici; AssoWiFi, una piattaforma di autenticazione per semplificare l’accesso alle reti Wi-Fi free; 3D Living, una stampante 3D piccola, compatta ed economica; Driver2Home, il servizio che fornisce un autista per la propria auto quando non si è nelle condizioni di guidare;Datalytics, un algoritmo che monitora le opinioni espresse su Twitter.
Tramite i finanziamenti ricevuti i progetti saranno sviluppati e consolidati con l’obiettivo di essere lanciati sul mercato. L’iniziativa non si ferma qui: chiunque abbia un’idea d’impresa può partecipare al programma proponendo il suo progetto a Eppela. Gli ambiti di maggiore interesse sono l’educazione digitale, le smart city, l’internet delle cose, la robotica e la domotica e le idee verranno selezionate in base al contenuto innovativo e alla capacità di avvicinare la tecnologia alle persone e di migliorarne la vita e il lavoro con l’aiuto del digitale.
Tra tutte le nuove idee proposte a Eppela che raggiungeranno tramite il crowdfunding almeno il 50% del budget stabilito, saranno selezionate quelle a cui corrispondere il rimanente 50%, fino ad un massimo di 10mila euro per progetto. Il budget complessivo messo a disposizione da Fastweb per l’anno in corso è di 90mila euro.

venerdì 14 novembre 2014

43 miliardi di euro i Fondi UE destinati all'Italia per finanziare progetti innovativi in tema di Smart City e Smart Community, sviluppo tecnologico, ricerca e innovazione, migliorare l’accesso alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, nonché l’impiego e la qualità delle medesime, ecc.

Ammontano a 43 miliardi di euro i Fondi per la coesione che arriveranno in Italia tra il 2015 e il 2020 a fronte del nuovo accordo siglato dopo sei mesi di negoziato tra l’UE e il nostro Paese per un uso strategico dei fondi strutturali e di investimento comunitari. Più in particolare si tratta dell’accordo di partenariato per l’utilizzo dei Fondi strutturali e di investimento europei (Fondi SIE), che in Italia sono:
  • il Fondo europeo di sviluppo regionale;
  • il Fondo sociale europeo;
  • il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca;
  • il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale.

=> Fondi europei: bandi e istruzioni

Le risorse potrebbero essere utilizzate per finanziare progetti innovativi in tema diSmart City e Smart Community e nel dettaglio lo stanziamento è stato così suddiviso:
  • 32,2 miliardi di euro per le politiche di coesione;
  • 10,4 miliardi di euro per lo sviluppo rurale;
  • 537 milioni circa per gli affari marittimi e la pesca.

Obiettivi tematici

Il partenariato individua alcuni “Obiettivi tematici”:
  1. rafforzare la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione;
  2. migliorare l’accesso alle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione, nonché l’impiego e la qualità delle medesime ;
  3. promuovere la competitività delle piccole e medie imprese, del settore agricolo e del settore della pesca e dell’acquacoltura;
  4. sostenere la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio in tutti i settori;
  5. promuovere l’adattamento al cambiamento climatico, la prevenzione e la gestione dei rischi;
  6. preservare e tutelare l’ambiente e promuovere l’uso efficiente delle risorse;
  7. promuovere sistemi di trasporto sostenibili ed eliminare le strozzature nelle principali infrastrutture di rete;
  8. promuovere un’occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori;
  9. promuovere l’inclusione sociale e combattere la povertà e ogni discriminazione;
  10. investire nell’istruzione, nella formazione e nella formazione professionale per le competenze e l’apprendimento permanente ;
  11. rafforzare la capacità istituzionale delle autorità pubbliche e delle parti interessate e un’amministrazione pubblica.

sabato 8 novembre 2014

l'Italia punta verso la ricerca scientifico-tecnologica

#robot
Antimateria, robot bambini che imparano a scrivere e robot tecnici che ispezionano i tunnel degli acceleratori, insieme a robot-radici che si sviluppano nel cervello per curarlo: è il futuro presentato ai ragazzi da due eccellenze della ricerca italiana: la neodirettrice del Cern, Fabiola Gianotti, e il presidente dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), Roberto Cingolani. Lo hanno fatto al Quirinale, dove hanno incontrato gli studenti nell'evento su Europa e Scienza organizzato nell'ambito delle attività del semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo. "Non è vero che tutti i cervelli vanno via dall'Italia: anche nel nostro Paese c'è una bella mobilità", ha detto il presidente della Repubblica. La scienza è stata la protagonista assoluta dell'incontro.

Per il ministro dell'Istruzione, l'Università e la Ricerca, Stefania Giannini. L'Europa ''reagì alla catastrofe del dopoguerra scoprendosi 'unita nella scienza''' e ''attinse dalle sue principali risorse - la conoscenza, l'intelligenza e la creatività''. Un successo, ha aggiunto, che ''brilla ancora oggi''. Lo fa, per esempio, con il Cern, un esempio di ''sapere unitario'' che ''da 60 anni rappresenta un'idea visionaria e affascinante di Europa''. E' una scienza giovane e che guarda al futuro, quella presentata al Quirinale. Disinvolta e sorridente, Fabiola Gianotti ha spiegato ai ragazzi che cos'è e a che cosa serve il bosone di Higgs, alla cui scoperta ha dato un contributo fondamentale. Lo ha fatto in modo semplice e chiaro: ''forse un po' troppo'', ha detto scherzando: ''che resti fra noi, altrimenti mi licenziano''. E poi ha scherzato con il presidente Napolitano: ''tutto è fatto di elettroni e quark, anche il presidente''. Così la neodirettrice del Cern ha voluto sfatare l'idea che la ricerca sia una cosa da ''vecchi barbogi'': niente di noioso, invece, ''consideriamo che l'età media degli 11.000 ricercatori che lavorano al Cern è 26 anni''.


Giovane e proiettata nel futuro anche la scienza presentata da Cingolani, con il robot bambino iCub destinato a crescere insieme a generazioni di automi che entreranno nelle case, con robot-tecnici che potranno sostituire l'uomo nella manutenzione dei grandi acceleratori di particelle, come il Large Hadron Collider (Lhc) del Cern o robot capaci di crescere imitando le radici delle piante. (ANSA).
http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/semestre_italiano/2014/11/07/da-antimateria-a-robot-ricerca-italiana-punta-al-futuro_c44c3fa5-0f55-4f11-b50a-f6dad3f09061.html



venerdì 7 novembre 2014

80 milioni di euro destinati a startup e piccole e medie imprese (PMI) di tutti gli stati europei per lo sviluppo di applicazioni e servizi nell’ambito della smart city e dell’economia digitale urbana

#internetofthings #smartcity #fondieuropei #FIWARE http://www.fi-ware.org/
Fondi europei per lanciare l’economia digitale e l’ecosistema dei servizi smart city in tutti gli Stati membri: 80 milioni per startup, sviluppatori e PMI che potranno sfruttare il potenziale della piattaforma FI-WARE per sviluppare applicazioni di nuova generazione.

Stanziati dalla Commissione europea più di 80 milioni di euro destinati a startup e piccole e medie imprese (PMI) di tutti gli stati europei per lo sviluppo di applicazioni e servizi nell’ambito della smart city e dell’economia digitale urbana.

Il bando, che sarà pubblicato il prossimo 20 novembre sul sito www.fi-frontiercities.eu, nell’ambito del programma europeo per la Future Internet e la nuova piattaforma open source FI-WARE (www.fi-ware.org), consentirà di implementare e lanciare sul mercato apps di nuova generazione che saranno integrate in un sistema interoperabile finalizzato a realizzare un ecosistema di servizi che lavoreranno su linguaggi e interfacce comuni di sensori, dispositivi tecnologici per la comunicazione M2M e uomo-macchina, applicazioni internet of things e molto altro.

“Grazie al programma FIWARE sono state già state realizzate molte app, ad esempio utili per segnalare terremoti o prevenire sprechi alimentari, fino alla app Smartaxi. Adesso questo strumento sarà messo a disposizione di PMI e imprenditori e mi auguro che questa tecnologia innovativa sia utilizzata per sviluppare servizi internet più veloci ed efficaci“, ha commentato l’ex commissario all’Agenda digitale dell’Unione europea, Neelie Kroes.

Startup e PMI possono accedere a 16 acceleratori, ognuno con un suo programma e un suo bando, per diversi settori: smart city, sanità digitale, trasporti, mobilità intelligente, efficienza energetica e rinnovabili, ambiente, media, logistica, innovazione sociale, formazione, agricoltura e manifatturiero.

I soggetti interessati potranno presentare i propri progetti direttamente online, sulla piattaforma dedicata www.f6s.com/fiware-frontiercities. Una commissione apposita sarà incaricata di valutarli. Le domande che passeranno la selezione potranno accedere a fondi per importi fino a 150 mila euro, con la possibilità di usufruire di supporto tecnologico, manageriale e formativo, sessioni di training e mentoring a livello internazionale.
http://www.key4biz.it/smart-city-app-80-milioni-dalla-ue-per-startup-pmi/

martedì 4 novembre 2014

Agostino Santoni, ad di Cisco Italia, spiega con ottimismo perché il nostro Paese può colmare in fretta il gap tecnologico. «Expo 2015 sarà il laboratorio per le smart city. E l’Italia, con la sua manifattura, può guidare la corsa all’internet delle cose»

Sposare la rivoluzione digitale, darle fiato e slancio, e poi raccogliere benefici in termini di posti di lavoro, crescita economica, sviluppo sociale. Guidare il cambiamento, mettersi a costruire città intelligenti e godersi l’internet of everything , i sensori e gli oggetti intelligenti destinati a cambiare – di nuovo – tutto quanto. Ad attendere l’Italia dietro l’angolo c’è una sfilza di obiettivi, tutti cruciali, molti lasciati spesso in disparte. «Ma c’è una buona notizia: il nostro ritardo storico si può recuperare in fretta. Basta volerlo davvero». A dirlo e a crederci è Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia, intervistato per il ventesimo compleanno del colosso americano delle reti nel nostro Paese.
 
Un ritmo diverso 
Con un fatturato globale da 48,6 miliardi di dollari, Cisco è specializzata nell’affiancare aziende, città, pubbliche amministrazioni nel passaggio a processi digitali efficienti e moderni. È questo il suo ruolo anche in Italia, dove è presente con 700 dipendenti, divisi tra la sede principale di Vimercate – in provincia di Milano – e quelle a Roma, Torino e Padova. «Il momento per cambiare passo è oggi», conferma Santoni. «Il gap italiano, in termini di banda larga e non solo, si può colmare in fretta. Per una ragione concreta: le nuove tecnologie digitali hanno nel loro DNA un ritmo diverso. Si possono applicare in poche settimane, ma permettono un salto nel futuro di 15 anni». 
 
Smart city modello Expo 
Il momento e il luogo simbolo da cui partire sono Milano e l’appuntamento – da maggio a novembre – con Expo 2015, di cui Cisco è partner tecnologico. «Costruiremo intorno ai padiglioni l’esperienza completa di una smart city e di quanto il digitale ha da offrire», rivela Santoni. «A differenza di quella di Shanghai, l’Expo di Milano sarà un laboratorio fortemente legato allo sviluppo tecnologico. Noi costruiremo una sorta di sistema nervoso digitale dell’esposizione. Un sistema intelligente che si vedrà nei biglietti digitali e nel percorso virtuale tra i padiglioni, nella connessione wifi veloce e funzionante, nella gestione dei rifiuti, in tanti altri dettagli decisivi. Sarà una palestra per mostrare quello che si può fare in questo campo. E poi applicarlo su tutta Milano e nelle altre città italiane».
 
“L’Italia può guidare l’internet delle cose” 
Oltre e insieme a quello delle città intelligenti, c’è un altro grande fronte in cima alle priorità dell’ad di Cisco: l’internet of everything. «Ci vedo la più grande trasformazione da quando è nata l’industria delle telecomunicazioni. E un’opportunità gigantesca per un Paese come il nostro: l’Italia, che è la seconda manifattura europea e crea ancora prodotti fisici, può davvero aprire la strada. L’internet delle cose è dare voce digitale a quei prodotti, usare sensori per rivoluzionare – in meglio – sia l’esperienza dell’utente che i processi aziendali. Ma qui la cosa decisiva è che alla tecnologia deve corrispondere l’offerta di servizi. Accelerare su banda larga e reti intelligenti è importante. Ma serve anche la visione per immaginare modi innovativi e utili di sfruttarle».
 
Un nuovo modo di lavorare 
L’impatto del digitale si può vedere su scala globale, nazionale o su misura per una città. Ma è una sfida che riguarda prima di tutto le singole aziende.
Continua su http://www.lastampa.it/2014/11/03/tecnologia/reti-servizi-cultura-ecco-la-formula-per-recuperare-il-ritardo-digitale-5GVtBctTohGbuOKf5fMqxJ/pagina.html